Copywriting, un perfetto mix tra marketing e umanità

Cosa significa il temine Copywriting?

Io questa domanda me la sono sempre fatta, anche dopo anni che arieggiava nella mia vita e che la usavo tutti i giorni per il mio lavoro. 

Ma cosa vuol dire davvero?

Si sente troppo spesso dire che il copywrting non è altro che un mix di tecniche e “roba analitica” che deve essere focalizzata sulla SEO e, quindi, sulla ricerca delle parole chiave che hanno maggiore volume di ricerca.

Per cosa?

Per vendere ovviamente. 

Ma è tutto qui?

Non credo proprio.

O meglio… non ci voglio credere!

Sai cosa penso?

Che si inizi a intraprendere questa strada manovrati principalmente dalla passione e dalla voglia di mettersi in gioco.

Si vuole cambiare il mondo, dimostrare qualcosa in un settore pieno di squali, con la voglia di fare la differenza, mettendo a nudo quelli che sono i propri pensieri e sentimenti.

Fornendo qualcosa di indimenticabile

Si comincia a sudare motivati dalle proprie emozioni che veicolano le capacità e la facoltà di decidere.

Si è pronti ad andare contro il mondo per creare qualcosa di diverso, di bello e di umano

È proprio questo il punto, la parola che oggi è sempre più rara: umanità

Si è spinti da questo, dal desiderio irrefrenabile di comunicare, di aiutare, risolvere problemi e raggiungere obiettivi.

Poi cosa succede?

O meglio, cosa potrebbe accadere? 

COMUNICAZIONE E SCRITTURA: I CAMBIAMENTI

Mettiamola così: ogni volta che si raggiungono determinati traguardi (e magari anche profitti), si tende ad avere una reputazione di sé più “generosa” – giustamente – e le priorità rischiano di diventare altre e assumere connotazioni differenti. 

La protagonista di tutto, in realtà, è la comunicazione.

Questa nostra amica e alleata, che ci accompagna da sempre sin dalla nostra primaria esistenza. 

L’uomo ha la necessità di condividere, trasmettere.

Non potremmo mai farne a meno, anche coloro che sono timidi o silenziosi comunicano (a modo loro).

Ognuno a modo proprio dando rilievo alle capacità intrinseche e alle qualità che più ci rappresentano ma, in ogni caso, si deve sempre cercare di trasmettere, diffondere e fare sapere agli altri le proprie intenzioni e soprattutto… emozioni

È per questo che si comunica, si parla e si scrive.

Dapprima per una necessità, formata da umanità e da presa di coscienza di sé e del mondo che ci circonda.

Poi ha assunto un ruolo significativo opposto: quello del profitto

Ebbene sì, la comunicazione è diventata sempre di più parte integrante del profitto.

Prima un mezzo e poi la normalità.

Ed ecco che entra in gioco il copywriting con il suo intento di convincere, attirare e attrarre. Niente che non vada bene, ma deve essere solo visto così? O c’è forse qualcosa di più? 

Riflettiamo insieme: cosa ci spinge a scrivere, disegnare, dipingere o diffondere in una qualche forma, definita arte, noi stessi?

La voglia di raccontare...

Che cosa?

Una storia, la propria personalità, un brand, un’informazione.

Tutto è racconto.

Finalizzato a generare emozioni per diversi motivi: come cosa fine a sé stessa o per coinvolgere il pubblico a procedere con una determinata azione.

COPYWRITER AD HOC: IL RUOLO DELL’EMPATIA E UMANITÀ 

Ma come si fa un buon copywriting allora?

In parte, con tutte le cose che già possiamo supporre o sapere: la formazione, la tecnica, lo studio, la ricerca e la parte analitica.

Ma tutto ciò non basta, giusto?

Altrimenti suddetto lavoro potrebbe benissimo essere effettuato da una macchina, un famoso bot che oggi va tanto di moda ed è molto utile per… il lavoro. 

No, non viene affidato a un’intelligenza artificiale, sai perché?

Il motivo è che manca una certa componente, quella che è in grado di fare davvero la differenza, che contribuisce alla creazione di un contenuto degno di nota, volto a trasmettere sentimenti, sensazioni, ne la capacità di far sentire compresi gli utenti: l’empatia

Il tuo scopo è quello di capire davvero quello che i potenziali clienti bramano; i dubbi che hanno, le difficoltà e le perplessità.

Tu non subentri come manipolatore, ma come colui o colei che fornisce una soluzione reale e concreta.

Senza fregature. 

Perché è proprio questa la differenza sostanziale che deve sussistere: tra la comunicazione di oggi – la scrittura creativa intesa in senso generico e persuasiva – e quella a riferimento del passato, meno colma di interessi e guadagni subdoli. La voglia, dunque, di essere un aiuto, un complemento e non un manipolatore che considera solo i propri interessi. 

Il mondo del web è vasto, è vero, ma la nomea e la reputazione sono quelle che, più di tutte, incidono sul nostro lavoro e, in automatico, sulla nostra persona.

Perché online tutto è mischiato e non ci sono distinzioni.

O ti presenti come individuo o come lavoratore.

O scrivi per il piacere di farlo o esclusivamente per ottenere un guadagno a scapito degli altri.

Il punto è, come decidi di investire il tuo tempo, la tua professionalità e le tue capacità?

Come vuoi che gli altri (e per altri intendo anche potenziali acquirenti) vedano te e le tue intenzioni?

Come positive e benevole o orientate esclusivamente a un egoismo lavorativo e freddo? 

La gente non vuole che tu gli dica quello che deve fare, provare o acquistare.

Deve rendersi conto di aver bisogno di una determinata cosa o servizio perché sei tu che fai capire quanto sia essenziale che la abbiano.

Ma non per un tornaconto, ma perché tu sai meglio di loro che, effettivamente, potresti dare una mano. 

Il punto è questo: il foglio è bianco, la tastiera è impersonale e uguale a quella di tutti gli altri.

Ma tu sei tu, e le persone a cui ti rivolgi sono vere, in carne ed ossa, con necessità che non sanno come soddisfare o che non sanno neanche di possedere. 

Scrivi focalizzando la tua attenzione su questo: pensando a un volto, a due occhi, un cuore e dei sentimenti, non a codici, tag, metadati e via dicendo.

A quelle ci penserai in un secondo momento, quando avrai soddisfatto il concetto stesso di comunicazione. 

Sara Iannone

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